Riccardo Montanari - PNL e Coaching

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Le 11 chiavi per aumentare la propria produttività

20 maggio 2018 by riccardo montanari Leave a Comment

 

Credo di aver già parlato di Brian Tracy, uno dei più noti coach a livello mondiale, autore di libri interessanti sulla crescita personale, specializzato nella definizione di obiettivi, gestione del tempo e il tema di questo articolo: migliorare la propria produttività. Viviamo in un’era dove ogni informazione viene trasferita a una velocità incredibile, e fatichiamo davvero tanto a processare tutto come vorremmo. Proprio per questo, gli standard dai nostri clienti vengono alzati sempre un po’ di più, e per questo motivo, ci viene sempre richiesto un maggiore sforzo, sul lavoro ma anche nella vita privata.

Cosa possiamo fare per essere davvero focalizzati su quello che stiamo facendo ed essere produttivi al massimo senza per questo esaurire tutte le nostre energie?

Mentre ponevo questa domanda a me stesso, ho ripreso in mano un libro di Brian Tracy che spiega proprio come aumentare la propria produttività, trovando anche il tempo per divertirsi. Lui racchiude in undici punti la chiave per questa desiderata produttività, io li ho trovati molto utili e sono certo che leggendo questo articolo potrai cogliere qualche spunto interessante su cui riflettere.

Imparare a gestire il tempo
Partiamo dal presupposto che le ore di una giornata sono uguali per tutti. Nessuno ha trovato il modo di superare e 24 ore, neanche chi sembra un superman: probabilmente sta solamente gestendo meglio il tempo e le sue energie rispetto a come forse stai facendo tu. Quelli che ricoprono cariche importanti, come amministratori delegati, politici, e altre figure importanti, hanno infatti imparato un modo per conseguire maggiori risultati in un minor tempo. Come ci sono riusciti? Vediamolo insieme.

1. Sviluppa obiettivi chiari e mettili per iscritto
Lo so, è un tema spesso ricorrente nei miei articoli, ma credimi, è il vero spartiacque fra chi ottiene risultati e chi invece no. Come sai, gli obiettivi perché possano essere raggiunti devono essere specifici e misurabili, affinché il tuo comportamento possa essere guidato in modo efficace in funzione della tua meta. L’obiettivo deve essere alla tua portata, cioè reale e deve riflettere le tue convinzioni, inoltre – ultimo ma non meno importante – l’obiettivo che ti sei prefissato deve essere in linea con i tuoi valori. Avere un limite di tempo è, come viene troppo spesso detto, la differenza fra un sogno e un obiettivo che si realizzerà.

2.Scrivi un piano d’azione chiaro
Per essere produttivo al massimo, devi avere un piano d’azione quanto più dettagliato possibile. Non basta infatti determinare dove vuoi arrivare (obiettivo) è fondamentale infatti sapere anche come ci arriverai, pertanto stilauna lista dei tuoi prossimi passi e/o i compiti necessari per ottenere il tuo obiettivo.

3.Definisci le tue priorità
È un punto fondamentale. Dai un ordine al piano d’azione. Cosa farai prima? Cosa dopo? Quali sono le tue priorità strategiche? Quali quelle operative? Brian Tracy nel suo libro scrive di dare priorità ad ‘alto valore’ e specifica che proprio questo termine è caratterizzato dal fatto che l’impatto delle conseguenze legate al compimento o al fallimento di queste azioni è significativo.

4.Concentrati ed elimina le distrazioni
Una volta definite le priorità ad alto valore, bisogna essere disciplinati. Iniziare immediatamente da un’azione di questo tipo, permetterà di dare n segnale molto forte a te stesso e al tuo piano d’azione che beneficerà del tuo agire velocemente sulle tematiche più importanti.

5.Prolunga la tua giornata lavorativa, ma aumenta il tempo libero
Eccoci qui, al punto cruciale. Come scritto all’ inizio, seguendo queste undici passi, non solo aumenterai la tua produttività, ma anche se ti sembra un paradosso, aumenterai il tempo libero a disposizione. Al momento della stesura di questo articolo, mi sveglio quasi ogni giorno verso le 5 del mattino, faccio attività fisica, poi leggo un po’, e faccio delle tecniche di visualizzazione. Poi faccio colazione, leggo le principali notizie e dopodiché comincio il mio lavoro quotidiano. Alle nove del mattino, quindi, ho già fatto un sacco di cose. Forse penserai che vado a letto alle nove di sera, la risposta è assolutamente no. Dormo qualche ora meno certo, ma mi sveglio molto più riposato. Se non sei interessato come me all’attività fisica, svegliati prima lo stesso, evita il traffico per arrivare in ufficio al mattino ed esci un po’ dopo alla sera al fine di ottimizzare gli spostamenti. Questo vuol dire pianificare, cosa che deve essere fatta anche per i week end e il tempo libero. Devi scindere le due cose se vuoi un equilibrio, altrimenti darai troppo a un’area della tua vita e meno ad altre.

6.Lavora con maggiore impegno
Forse sembra un punto banale, ma non lo è affatto. Quando sei al lavoro, concentrati su quello che stai facendo, pensare alla spesa da fare, o ad altre cose ti farà solamente perdere tempo e produttività e rischierai di far male sia una cosa che l’altra. Presta attenzione a quello che stai facendo nel qui e ora.

7.Tieni il ritmo
Sviluppa una sorta di senso di urgenza in quello che stai facendo, come se dal completamento di quella attività dipendesse la salvezza di una nazione. E quando hai completato quello che stai facendo, anche la fase transitoria a un altro lavoro deve essere altrettanto veloce.

8.Lavora in modo più intelligente
È più importante la qualità di quello che fai, che la quantità. Ho conosciuto decine di persone che facevano straordinari su straordinari per dimostrare la loro produttività, ma a conti fatti risultavano più lenti rispetto ad altre che invece apparentemente lavoravano meno, ma molto meglio.

9.Allinea il tuo lavoro alle tue capacità
Se fai le cose per le quali sei preparato, impiegherai meno tempo, in quanto avrai competenze specifiche. Ancora meglio sarà se farai quello che ti piace, oltre ad avere l’esperienza. Ho avuto la fortuna di conoscere molte persone di successo in vita mia, e tutte mi hanno detto la stessa cosa. Hanno sempre fatto quello che gli piaceva. Questo permette di non sentire la stanchezza e di avere una percezione diversa del tempo che passa.

10.Raggruppa i tuoi compiti
Raggruppa le attività che sono simili fra di loro e svolgile tutte allo stesso tempo. Ad esempio, fai tutte le telefonate che devi fare, poi leggi e rispondi alle mail, per finire ad esempio con i report. Svolgere attività simili in modo raggruppato è uno dei metodi più efficaci per migliorare la produttività riducendo il tempo utilizzato anche dell’80%.

11.Taglia le fasi intermedie
Mettere in atto una procedura simile a quella del punto dieci, ma con una variante. Mettere insieme le parti diverse del tuo lavoro, cioè quelle che non sono raggruppabili e svolgile insieme, eliminando varie fasi intermedie. Dove è possibile, le attività a basso valore andrebbero tutte eleminate, ma sappiamo bene che questa è forse la parte più difficile.

Conclusioni
Ecco qui le undici ‘chiavi’ di Brian Tracy. Utili vero? La risposta è si, e in più permettono di ottimizzare al meglio il lavoro e il tempo libero. Prima di lasciarti, ti chiedo di immaginare te stesso fra cinque anni, che stai svolgendo un’attività per te importante, al massimo della produttività. Riesci ad immaginare cosa stai facendo esattamente, e soprattutto come? Che aspetto hai? In che modo i tuoi colleghi stanno vedendo chiaramente quanto sia aumentata la tua produttività? Lascia che le immagini guidino le intuizioni che ti aiutano a migliorare la tua situazione attuale e chiediti poi quali competenze o capacità ti servono per migliorare ulteriormente quello che stai facendo. E, infine, chiediti cosa devi smettere di fare ora, e cosa invece cominciare di nuovo, per aumentare come mai prima la tua produttività. Grazie e alla prossima!

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Cominciare bene la settimana

4 marzo 2018 by riccardo montanari Leave a Comment

Un mio post scritto sei anni fa ed ancora per me attuale.

Tempo di lettura di questo post 3 minuti e 30 secondi

Ultimamente la Domenica sera, mi piace augurare una buona settimana attraverso il mio blog.
Come detto infatti in un mio post precedente, la Domenica sera siamo chi più chi meno, tutti sulla stessa barca… Facciamo respiri profondi pensando al week end appena trascorso e a quello che ci aspetta domani.

Chi non è contento del proprio lavoro, solitamente incomincia con largo anticipo a ripetersi continuamente: “che palle, domani sarà dura! Non ho voglia, domani devo assolutamente mandare dei CV perché devo assolutamente cambiare lavoro, non posso andare avanti così, e speriamo che il mio collega che mi sta antipatico non ci sia” oppure “Speriamo che alla velina di turno sia venuto l’ herpes così avrà poco da tirarsela” o ancora “i colleghi milanisti mi faranno il mazzo perché io sono Juventino e il Milan oltre ad aver vinto 4 a 0 con il Palermo è anche primo in classifica” e molte altre cose che in PNL definiamo “de-potenzianti”

Chi invece è contento del proprio lavoro, si sente carico, non vede l’ora che sia mattina e di cominciare il suo lavoro, non riesce a smettere di pensare alle nuove persone che incontrerà e alle nuove opportunità che si troverà davanti, penserà alle cose che ha lasciato indietro o che non è riuscito a risolvere e si sentirà riposato e forte dal week end appena trascorso e certo che troverà più soluzioni per affrontare le cose che il Venerdì lo preoccupavano. In PNL queste cose appena scritte, vengono chiamate CONVINZIONI POTENZIANTI.

Riflettici un secondo sulle due situazioni appena descritte. In quale delle due ti riconosci? Se fai parte della seconda categoria, bravo, sei come me e avremo sicuramente una giornata fantastica domani, affronteremo gli imprevisti che ci troveremo davanti tirandoci su le maniche e dandoci da fare per sistemare tutto il più velocemente possibile e la Domenica sera, sospirerai solo perchè domani non starai con il tuo compagno o la tua compagna o con i tuoi figli.

Se invece fai parte della prima categoria, e io fossi il tuo Coach, la prima domanda che ti farei sarebbe: “che cosa ti impedisce di affrontare la giornata di domani come le persone della seconda categoria?” poi ti chiederei: “Che cosa smetterai di fare domani che invece hai fatto fino a ieri e che non ti ha portato a nulla?” Ma più importante di tutto ti chiederei: “Come vorrai sentirti alla fine di questa settimana?” e qualunque sia la risposta ti chiederei ancora: ” E che cosa farai che non hai ancora fatto per sentirti così?”

Insomma il Coaching si basa molto sul fare le domande ai propri clienti al fine che essi trovino le risposte prima per sè stessi e poi per il Coach e diventare così consapevoli delle proprie potenzialità ancora nascoste.

Io ogni Domenica sera o il Lunedì mattina mentre accendo il cervello, mi faccio sempre queste domande anche se faccio parte della seconda categoria, perché siamo tutti esseri umani allo stesso modo e anche io devo chiedermi come vorrò sentirmi il prossimo Venerdì.

Prova anche tu stasera o domani mattina a farti queste domande, se sarai onesto e sincero con te stesso dandoti le risposte, comincerai a sviluppare un nuovo modo di pensare, ma soprattutto di iniziare la settimana!

Mentre ti scrivo, sappi che sto pensando in continuazione che domani comincio una nuova e spettacolare avventura, un obiettivo da poco raggiunto e che anni fa (non sapevo nulla ne di coaching ne di PNL) era un semplice desiderio nella mia mente.

Come mi sento? Non vedo l’ora che sia mattina, non vedo l’ora di cominciare… Sarà una giornata fantastica, sarà una settimana incredibile come del resto quella che è appena trascorsa

E tu? Hai deciso come sarà la tua settimana? Ti auguro davvero che possa essere come la mia!

Riccardo

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Negoziare in modo efficace

3 gennaio 2018 by riccardo montanari Leave a Comment

PNL PRACTITIONER

Ci troviamo a negoziare in qualsiasi situazione: con i nostri familiari su dove andare in vacanza, cosa mangiare per cena, e nelle situazioni che affrontiamo sul lavoro. Sette consigli per diventare un bravo negoziatore.

Negoziare viene da sempre considerata una vera e propria arte. Fino a non molto tempo fa, lo si faceva in luoghi semplici e farlo, era alla portata di tutti… Come per esempio al mercato, e di fatto più che negoziare, si usava l’espressione mercanteggiare. Oggi, la questione è diventata un po’ più sofisticata. Non lo si fa più solo al mercato, ci troviamo infatti a negoziare nella vita di tutti i giorni, in qualsiasi situazione. Dobbiamo negoziare con i nostri familiari su dove andare in vacanza, cosa mangiare per cena, con i nostri figli, su come si devono vestire, e dobbiamo farlo nelle situazioni che affrontiamo ogni giorno sul lavoro. Qualunque sia il luogo e chiunque sia il nostro interlocutore, se si possiedono gli strumenti giusti, possiamo gestire al meglio qualsiasi trattativa. Il campo della negoziazione è infinito ed in continua evoluzione, periodicamente si scoprono strumenti nuovi e si abbandonano quelli vecchi, anche perché come detto prima, le situazioni stesse dove ci troviamo a negoziare, sono in continua evoluzione. Allo stesso tempo, fortunatamente ci sono alcuni capisaldi della negoziazione che è sempre bene tenere a mente. Eccone qui 7 che ho identificato per te, e che troverai sicuramente utili quando li applicherai, avendo la percezione di aver gestito una trattativa nel migliore dei modi.

1. Gestisci il tuo stato emotivo prima e soprattutto durante la negoziazione 
Trova il modo per essere sempre presente a te stesso ed alla situazione che stai affrontando, non c’è una regola che vale per tutti, in quanto ogni individuo ha una sua strategia per rilassarsi. Ad esempio una cosa che puoi provare, è di fare quello che I tiratori scelti dei Navy Seals, il corpo d’élite della Marina Americana, fanno. Queste persone soggette a forti stress per ovvi motivi, utilizzano una tecnica di respirazione chiamata la 4X4. In pratica prima di mettersi nella postazione da cui dovranno svolgere il proprio compito, inspirano per 4 secondi ed espirano per 4 secondi, il tutto ripetuto per un minuto. Questa tecnica, serve a far rallentare il battito cardiaco e di conseguenza l’adrenalina in circolo.

2. Prepararsi a negoziare
So che può sembrare scontato, ma non lo è. La stragrande maggioranza delle persone arriva impreparata al tavolo della negoziazione. Con impreparata, intendo sia per quanto riguarda la trattativa, che per quanto riguarda le persone sedute al tavolo. E cosa ancor peggiore, non ha una chiara idea in testa di che cosa vuole realmente e non perché non lo sappia, ma perché di fatto non ci ha proprio pensato.

3. Chi prende la penna, vince 
Quando lavoravo nelle vendite per una multinazionale americana il responsabile vendite mondo, mi spiegò questo concetto in inglese, ossia “who takes the pen?”. Statisticamente chi si trova a dover negoziare, dimentica il 50% di quello che la contropar te ha detto durante la trattativa, e viceversa ovviamente. Questo fa si che molte informazioni che potrebbero essere utilizzate a nostro vantaggio in quell’incontro o in un secondo, vadano perdute. Ecco perché è importante prendere nota e segnarsi le macro fasi dell’andamento della trattativa, per avere a propria disposizione il maggior numero di informazioni possibili e poter magari dimostrare l’essere in fallo della nostra controparte.

4. Ascoltare attentamente le parole usate dalla controparte
Da Trainer in Programmazione Neuro Linguistica (metodologia conosciuta anche con l’acronimo in italiano PNL, oppure con quello inglese NLP), non posso evitare questo passaggio, poiché nelle parole scelte dalle persone durante una semplice conversazione, si racchiude il loro intero mondo, figuriamoci durante una negoziazione su qualcosa di veramente importante. Utilizzare questa o quella parola, fa completamente la differenza. Ascoltare attentamente la linguistica delle persone è fondamentale per determinare quali sono le loro priorità e cosa invece interessa meno. Se un termine che avete sentito ha preso par ticolarmente la vostra attenzione, c’è sicuramente un motivo, e se volete saperne di più, approfondite attraverso le domande, che siano a loro volta molto specifiche, per avvicinarsi il più possibile al significato dietro la parola.

5. Abbiate la sicurezza necessaria per fare la prima offerta
Anche qui lo do per scontato, ma è cosa buona ritoccare l’argomento. In una trattativa, è fondamentale come dicevamo prima ascoltare e, ad un certo punto, parlare al momento giusto è altrettanto determinante. Come spiego nei corsi in aula di negoziazione, chi parla per primo, setta la linea base da cui far partire la contrattazione. Da li in poi, sarà la controparte che dovrà rincorrevi per avvicinarsi a voi e non viceversa. Queste sono considerazioni generali, ed ogni trattativa è a sé, ma spero di essermi spiegato nel concetto che sta alla base.

6. Condividi alcune informazioni con la controparte
È una strategia che ti consente di avvicinarti un pochino alla tua controparte. Preparati a priori informazioni generiche e poco strategiche da condividere durante la trattativa. Questo ti permetterà di creare nella mente del tuo o dei tuoi interlocutori, credibilità e fiducia oltre a fargli percepire un’apertura da parte tua a trovare un punto d’incontro vantaggioso per entrambi.

7. Considera l’opzione di andartene
Strategia datata e allo stesso tempo, tutt’oggi diffusa e largamente utilizzata. Praticata spesso anche nella vendita, quando la percezione del venditore è di bisogno impellente da parte del cliente di quello che stiamo vendendo. Lo stesso principio è valido nella negoziazione. Se percepiamo che la nostra controparte vuole trovare assolutamente un accordo, o che ha bisogno e/o necessità di trovarlo, quando non saremo d’accordo con lei, alzarci dal tavolo con l’intenzione di interrompere la trattativa creerà disagio nei nostri interlocutori i quali a quel punto faranno due cose. O ci lasceranno andare, perdendo così la possibilità di trovare un accordo e dovendolo poi cercare altrove ripartiranno da zero. O saranno costretti a rivolgersi a una figura al di sopra delle parti, come un giudice, un albo, o un ente… Oppure per evitare di dover affrontare un nuovo iter come quello appena descritto, ci richiameranno per capire cosa si può fare per chiudere l’accordo. A quel punto se verrà percorsa questa opzione, tornerete al tavolo con una posizione di forza e potere di negoziazione maggiore rispetto a prima di questa interruzione. Fare in extremis questa mossa, ti permetterà di capire quanto realmente le persone dall’ altra parte del tavolo vogliano chiudere questa trattativa e a quali condizioni sono o non sono, disposti a chiudere. Il consiglio extra che ti do, è quello di evitare di tirare troppo la corda. Viviamo in un mondo competitivo, è c’è molto di tutto, assicurati pertanto che quello che hai da offrire tu, o quello di cui hanno bisogno loro, a seconda di come la vedi, lo abbia solo tu o pochi altri, altrimenti compiere questa azione, ti porterà a sentire un bel: “va bene, ci rivolgeremo altrove”. Ed è proprio per questo motivo che in pochi usano, o vogliono usare questo settimo consiglio, perché il terrore di sentire questa frase è molto alto e questo impedisce alle persone di utilizzare questo strumento in modo sereno, lasciandola a volte come soluzione estrema, e molto spesso come valvola di sfogo di una trattativa ormai degenerata e con il nostro stato emotivo non più gestito correttamente come abbiamo visto all’ inizio di questo articolo.

Conclusioni 
Ora, alla luce dei passaggi visti, vorrei darti una sorta di extra-consiglio, che funge un po’ da collettore di tutto ciò che hai letto fino ad ora, e che reputo un punto fondamentale riguardante e priorità. In una negoziazione è fondamentale porsi la seguente domanda. “Che cosa è più importante per me in questa situazione?” Cosa sono disposto a concedere alla mia controparte e cosa invece non sono in nessun modo disposto a rinunciare? Preparati una lista delle cose che puoi concedere ai tuoi interlocutori, da utilizzare come moneta di scambio per ottenere le cose che sono davvero importanti per te e per le quali avrai stilato una lista ordinata per priorità, dove avrai come 1 l’elemento che vuoi assolutamente portar ti a casa dalla trattativa e come 10 il fondo scala, ossia quella componente che anche se non l’hai ottenuta ti farà comunque alzare dal tavolo comunque soddisfatto, e questa, non è una cosa di poco conto.

Grazie per la tua attenzione e alla prossima!

Riccardo

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I cinque ostacoli che ti fanno perdere il focus

18 dicembre 2017 by riccardo montanari Leave a Comment

Tempo di lettura di questo post: 2 minuti e 30 secondi.

Fine anno. Tempo quindi di bilanci, e di preparazione all’ anno nuovo che è ormai dietro l’angolo.

Periodo questo pertanto, di buoni propositi. E se stai quanto meno pensandoci mentalmente a questi buoni propositi, è probabile che starai pensando, anche mentre leggi le mie parole, a tutte quelle volte che per un motivo, o per l’altro, qualcosa ti ha impedito di raggiungere ciò che ti eri prefissato. Sei partito bene, magari per regolarti con l’alimentazione, rimetterti in forma, e altre attività per migliorare te stesso, e ad un certo punto, hai perso il focus.

La prima cosa che ti voglio dire, è informarti che è normale che si sia verificata nella tua vita e probabilmente più di una volta, questa condizione. E’ così per tutti, nessuno escluso. Se così non fosse, saremmo degli automi, dei robot, che non sbagliano mai, e quindi sai che monotonia?

La seconda informazione che voglio darti, è che c’è una spiegazione a tutto questo. Quello che tutti noi facciamo quando perdiamo il focus, è mettere in atto dei sistemi, o meccanismi se preferisci, di auto-sabotaggio e come puoi intuire dalla parola appena usata, ci impediamo quindi di raggiungere i nostri obiettivi.

Perdiamo come scritto qualche riga sopra, il focus, ossia la concentrazione su quello che erano le azioni che ci avrebbero permesso di raggiungere i nostri obiettivi, e la domanda che ti sorgerà probabilmente spontanea, è: chi o che cosa mi ha fatto perdere questo focus?

La risposta, la trovi nella slide che sto proiettando durante un corso di PNL applicata alla negoziazione. I cinque ostacoli che vedi nel’ immagine infatti, sono gli ostacoli che ci impediscono nella maggior parte dei casi, di trovare un accordo soddisfacente durante una negoziazione fra più persone coinvolte. Riguardando questa foto, e ragionando su questi ostacoli, mi sono reso conto che questi impedimenti li mettiamo in atto in modo inconsapevole, anche quando dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi.

Vediamoli insieme.

Al primo posto c’è “la tua reazione”, ossia come reagisci agli avvenimenti che si frappongono fra te e le azioni che devi compiere. Molto spesso infatti, anche se siamo determinati al raggiungimento di un risultato, quello che ci accade durante il quotidiano, scatena in noi una reazione che non siamo in grado di controllare.

Al secondo posto ci sono “le emozioni degli altri”, ossia quali emozioni hanno le persone nei nostri confronti quando ci relazioniamo con loro e che impatto hanno quindi su di noi.

Al terzo posto, troviamo “la posizione della contro parte” e cioè il ruolo che ha una persona che interagisce con noi, e come può modificare il focus che mettiamo in quello che facciamo.

Al penultimo posto troviamo “l’insoddisfazione delle persone attorno a noi”, ossia quella componente che ci limita nel momento in cui cerchiamo di compiacere tutti, dovendoci spostare dalla nostra rotta, per scoprire poi che alla fine deludiamo noi stessi.

E infine, ultimo ma non meno importante “Il potere di tutte le persone al tavolo”.

Come si cala questo nel quotidiano ti starai chiedendo? Molto semplice. Presta molta attenzione alle persone che hai intorno e che frequenti, sii consapevole di quale impatto possano avere sulla tua vita, e poi ricordati di una cosa estremamente importante, che la persona con il più alto potere nella tua vita, sei proprio tu. Infatti, come diceva il grande poeta Rudyard Kipling, nella poesia SE:

“Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio” […]  Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa, E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Sperando di averti dato uno spunto di riflessione per queste feste, ti ringrazio per aver letto fino a qui e ti auguro un Buon Natale!

Riccardo

 

 

 

 

 

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La differenza tra fare il capo ed essere un Leader

5 dicembre 2017 by riccardo montanari Leave a Comment

Scopri in quale stile di leadership ti riconosci, approfondendo definizioni, metodo da applicare e le quattro are da sviluppare.

Con l’obiettivo di creare valore.

© LoveTheWind - iStock

Sentiamo tanto parlare di leader e leadership, due parole molto nobili al suono, che spesso tendiamo a confondere con altre dal suono un po’ più duro, come capo e comandare. Ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita tanti leader e tanti capi, e devo dire che le differenze riscontrate sono state sempre molte e significative. Se mi segui, sai che parto sempre dalla definizione di una parola. Quando mi sono avvicinato al mondo della formazione, ormai dieci anni fa, mi ricordo che sentivo molto pronunciare la parola leader, poiché la parola in sé crea molto interesse. Nel mondo del lavoro è usata spessissimo, e anche al di fuori della vita professionale molte persone, soprattutto fra noi maschietti, vogliono fare i leader, perché il leader è ammirato da tutti, comanda e gli altri lo seguono. La trappola è proprio questa. Secondo molte persone, se non sei un leader sei un follower, cioè uno che segue quello che fa appunto il leader, e a poche persone piace fare quello che dicono gli altri, mentre trovano soddisfazione nel vedere gli altri che fanno quello che vogliamo loro: qui trovano spazio i capi, i quali spesso abusano del loro ruolo e del loro potere per imporsi in modo prepotente e prevaricante.

Creare valore 
Leader per come l’hanno spiegata a me molto tempo fa, significa ‘colui che va per primo’, o, tradotto letteralmente, ‘conduttore’, cioè colui che guida, dal verbo inglese ‘to lead’, condurre. Uno dei miei maestri/mentori, ha fatto tempo fa qualche ricerca più approfondita, e ha scoperto che la parola leader deriva dal gotico antico ‘laeden’, il cui significato originario era ‘andare avanti o verso l’alto’ riferito a qualsiasi azione costruttiva per il bene della comunità. Anche il suffisso ‘ship’ pare che provenga da una parola di gotico antico, di cui la radice è ‘schaeppen’ che significava ‘creare qualcosa di valore’. Si può ipotizzare quindi che il vero significato della parola leadership fosse associato all’espressione: ‘portare in alto, dando/creando valore’.

Applicare un metodo
Robert Dilts, ricercatore in programmazione neuro linguistica (PNL) e uno dei primissimi allievi di Bandler e Grinder (che l’hanno inventata ndr), ha identificato lo ‘schema della leadership’ dove il leader deve sviluppare quattro aree principali – sistema, visione, altri, sé – sulle quali poi fondare la propria leadership.

Sistema: abilità di pensiero sistemico. Qui troviamo la capacità di una persona di pensare in modo allargato, ossia al sistema di cui fanno parte le persone che lui guida, e lui stesso.

Visione: abilità di pensiero strategico. Qui si trova come dice la parola stessa, l’abilità di fare strategia che consente poi di generare una visione e tracciare la strada per avvicinarsi sempre di più a quell’idea per ora solamente immaginata.

Altri: abilità relazionali. In quest’area c’è una delle più significative differenze a mio avviso fra il vero leader, e uno che fa il capo. Relazionarsi con gli altri è fondamentale per un leader. Le persone che decideranno se seguire qualcuno, lo faranno perché sono in relazione con questa persona. Le persone che seguiranno un capo, lo faranno perché questi ricopre un ruolo al quale bisogna obbedire. E fra i due atteggiamenti c’è un profondo abisso.

Sé: abilità personali. Gestire sé stessi, la propria comunicazione, il proprio stato emotivo. Riuscire a cadere e rialzarsi. Prendere una decisione sbagliata, o difficile, e riuscire comunque a restare calmi. Essere congruente, cioè dare l’esempio.

Tanti tipi di leadership 
Troviamo poi tre visioni di leadership, identificate con i termini meta, micro e macro.

La leadership meta è quella che va oltre, che crea un movimento che poi troverà spazio nel rivoluzionare attraverso la visione del leader la situazione esistente. La leadership macro fa si che un gruppo di persone diventi una squadra unita, compatta e orientata a una visione comune. La leadership micro, infine, si distingue da quelle precedenti, perché il leader sviluppa il suo stile personale per ottenere la collaborazione e il coinvolgimento tenendo conto della situazione attuale nella quale lui e il membri del suo team si trovano in quel preciso momento. In questo caso specifico, non c’è più solo una visione, ma un obiettivo reale e specifico da perseguire.

Focalizziamoci sulla leadership micro: qui ci viene in aiuto Daniel Goleman, esperto di intelligenza emotiva, che ha identificato sei stili diversi di leadership.

Visionario. È il leader capace di portare tutti verso un qualcosa che ancora non esiste, ma è agli occhi di tutti affascinante.

Autoritario. Crea gruppo con direttive chiare, anche se può avere un impatto negativo: è utile nei momenti di crisi o di emergenza, per affrontare persone bloccate dalla situazione stessa.

Battistrada. Come dice la parola stessa, è un leader che apre, traccia, la strada agli altri. Può essere anche negativo per un gruppo, poiché molto solitario, ma è allo stesso tempo utile per ottenere risultati di un team già competente e motivato.

Democratico. Crea team facendo leva sul valorizzare il supporto di ogni singolo membro del team. Ha un impatto positivo, ed è una figura utile per dare e ricevere feedback.

Affiliativo. Crea armonia e sinergia fra tutti i membri del team, favorendo le relazioni portando così un impatto molto positivo. È molto utile per ricompattare un team con dinamiche interne difficili.

Coach. Crea il team, favorendo le relazioni fra il team e l’obiettivo del team stesso o dell’ azienda. Ha un impatto molto positivo sul team ed è utile per far crescere le persone sia da un punto di vista umano che professionale.

Trovare il proprio stile
Per trovare il proprio stile è utile chiedersi quale stile, fra questi, si tende a usare di più e perché, o anche quale non viene mai utilizzato, e perché. Tutti noi siamo leader, nessuno escluso, e in qualsiasi momento della giornata. Si tratta solo di capire quale sia lo stile al quale ci sentiamo più vicini. Robin Sharma, un’autorità mondiale nel campo della leadership, ha scritto un bellissimo libro, ‘Il leader che non aveva titoli’. Il messaggio principale che Sharma vuol far passare, attraverso il racconto di una cameriera di Star Bucks, è che ognuno di noi può, indipendentemente dal ruolo che ricopre, prendere in mano una situazione, o un gruppo di persone e guidarle secondo il proprio stile di leadership.

E i capi? Non ne abbiamo parlato molto, e il motivo è molto semplice… Non c’è molto da dire.

Quelli che sono capitati a me, non tenevano conto degli altri. Pensavano solo a loro stessi, o tu eri con loro da follower, oppure eri una minaccia e quindi andavi combattuto ed espulso dal sistema. Questo è quello che mi sentirei di dire su un capo, è sempre costantemente concentrato su di se, e deve venire lui per primo, non tu. Quando invece il vero leader fa tutt’altro. Un capo una volta preso il potere, manda gli altri a combattere, mentre lui se ne sta seduto a guardare. Il leader invece è costantemente sotto pressione, si preoccupa delle proprie persone, e cerca appena può di farle crescere.

Conclusioni
Se dovessi riassumere le differenze fra capo e leader, potrei semplicemente affermare che il capo realizza sé stesso, il leader aiuta gli altri a realizzarsi. Sembra banale, ma pensa mentre leggi a Gandhi, a madre Teresa di Calcutta, a tutti quei leader che hanno fatto in qualche modo del bene, magari realizzando sé stessi, ma dopo aver liberato una nazione ed un popolo dal colonialismo, o aver portato una parvenza di senso a persone prossime alla morta. Dall’ altra parte che cosa abbiamo? I capi che con il loro ruolo, o il loro potere, hanno terrorizzato persone o nazioni, sono state rispettate non perché meritassero tale rispetto, ma perché incutevano timore e paura. Ecco, questa è, secondo me, la vera differenza fra un leader e un capo.

Grazie per aver letto fino a qui, e alla prossima!

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Dott.ssa Elena Carolina Rossi Psicoterapeuta in Ipnosi Ericksoniana ed esperta in EMDR (Eye … Leggi di più..

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